Rubato un Modigliani in Fortezza Vecchia

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Livorno, 12 Luglio 2017

La notizia, diffusa nel primo pomeriggio di oggi 12 luglio 2017.  Il furto, con destrezza, (probabilmente un Lupin acrobatico che si è calato dal Mastio di Matilde), sarebbe avvenuto durante la pausa pranzo dell’evento-celebrazione del 133° compleanno di Amedeo Modigliani presso la Fortezza Vecchia di Livorno. Poco più tardi, la sorpresa: ovvero il lato tragicomico della vicenda, soprattutto per il ladro. Lo sventurato furfante, infatti, non avrebbe rubato un Modigliani autentico, bensì un autentico modiglianizzato, ritrovato qualche ora più tardi pacificamente galleggiante sul fosso adiacente il Mercato Centrale con un biglietto che recitava: “Razzauti: maudit toi e tutta la tu’ razza”.

Venezia chiama, Livorno risponde…

Livorno, 25 Maggio 2017

Venezia chiama, Livorno risponde… Una mastodontica installazione  è spuntata oggi a sorpresa nelle acque antistanti la Fortezza Vecchia di Livorno che richiama inequivocabilmente le mani “veneziane” di Ca’ Sagredo sorte proprie un paio di settimane fa. Le braccia quasi marmoree a cura dell’artista Raynoir celebrano l’evento Fortezza in Fiera che si terrà proprio nei prossimi giorni (1-4 giugno) e, tra i numerosi eventi vedrà anche una piccola mostra di Modiglianìzzati, un’ altra creatura di Raynoir Razzauti (che sarà collocata giusto nella cannoniera della Fortezza proprio come indicato dalla mano gigante). Inutile segnalare il bagno di folla dei livornesi più curiosi e selfie-maniaci in cerca dell’anteprima assoluta, ancor prima che l’installazione assumesse la posizione definitiva che vediamo in foto.

 

Are we really what we have been?

  “L’anima fortunatamente ha un interprete, spesso inconsapevole, ma fedele: lo sguardo.” Scriveva Charlotte Brontë, nel 1847, in Jane Eyre.
Con gli occhi comunichiamo i nostri stati d’animo, manifestiamo il nostro carattere.
È lo sguardo, anche involontariamente, ad esprimere in maniera diretta e immediata le nostre emozioni, i nostri sentimenti, le nostre sfumature emotive; ed è proprio per la capacità degli occhi di riflettere all’esterno quello che “visualizzano” dentro di noi, la nostra interiorità più intima, che da sempre sono stati associati all’anima.
Con cento anni di anticipo sulla nascita della psicologia, Charlotte Brontë aveva anticipato uno dei temi fondamentali della psicologia sperimentale, ossia come lo sguardo abbia una connotazione essenziale per la comprensione delle emozioni.
Ed uno dei modi per indagare l’anima, lo propose Karl Koch nel 1949 con il Test dell’albero. L’immagine dell’albero richiama quella della persona umana e in quanto elemento naturale e ”vivente”, permette di proiettare sentimenti e aspetti inconsci della personalità. Diceva infatti Koch: «Davanti al disegno di un albero, è possibile ricavare una impressione che può essere di armonia, di inquietudine, di carenza, di abbondanza o di ostilità». Esattamente come di fronte ad uno sguardo. Ma cosa succede se affianchiamo lo sguardo di una persona al suo disegno dell’albero? C’è davvero corrispondenza tra i nostri occhi e ciò che “disegna” la nostra anima?
Quello che ci portiamo dentro è così percepibile agli occhi di chi incrociamo?
E soprattutto, siamo veramente quello che siamo stati?

  “The soul, fortunately, has an interpreter, often an unconscious, but still a thruthfull interpreter, in the eye.” Charlotte Bronte (Jane Eyre – 1847).
We communicate our moods with the eyes, we express our nature through them. It’s the look that, even inadvertently, expresses instantly our feelings, our emotions and our emotional nuances in a direct way; The reason why the eyes have always been connected to the soul is because of their ability to reflect externally what we picture inside us, our most intimate inner space.
A hundred years before the advent of modern psycology, Charlotte Bronte anticipated one of the key themes of the experimental psycology, that is as the look has the essential connotation to understand emotions. It is a way to look deep in our soul and it has been introduced by Karl Koch with the Tree Test (1949). The tree image recalls the human being’s image that, being a natural and alive element, is able to project feelings and the unconscious part of our personality. Koch, in fact, used to say : “In front of a tree illustration it is possible to obtain an impression which could be either harmony, anxiety, absence, abundance or hostility.” This is exactly how it works in front of a gaze. What happens if we put somebody’s look next to his/her own tree drawing? Is there a correspondence between our eyes and what it is pictured in our soul? Is our gaze really the mirror of our soul?
Are we really what we have been?

…e alla fine arrivò Hugo Muzzichente

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Livorno, 24 Aprile 2016

Hugo era l’ultimo rimasto da adottare di una cucciolata di sette. Fu trovato con i fratelli e la mamma Border Collie per le strade abruzzesi. Grazia Simonali de La Voce degli Animali Onlus di Fauglia (PI) si è occupata di farli portare in Toscana e trovar loro un’adozione a 5 stelle.  Quando lo fotografai con i fratellini attirò subito la mia attenzione per la sua pacatezza  e per il suo manto tipico del border. Per farla breve, dopo pochi giorni era a casa, come nuovo membro della famiglia.  Il nome Hugo pronunciato come Victor Hugo, fu suggerito, dice Grazia, dal romanticismo dei suoi occhi. Muzzichente l’ho aggiunto io in seguito, riprendendolo da una canzone di Capossela, per la sua attitudine ad usare la bocca nell’esprimere contentezza.

Per rimanere in contatto con lui: Hugo Cane Muzzichente

Qualora cerchiate un amico a quattro zampe contattate Grazia Simonali:  La Voce degli Animali

 

Mostra Premio Lynx (27 feb-20 mar 2016)

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La soddisfazione di vedere esposta una propria fotografia, finalista al premio Lynx 2015, in una delle sale più prestigiose di Livorno (Sala degli Archi) nella Fortezza Nuova è accompagnata dalla insolita esperienza di presidiare la mostra in alcuni giorni. Entrare a contatto con molti visitatori, scambiare quattro chiacchiere sulle opere in esposizione (finaliste e premiate delle varie sezioni: pittura, fotografia e installazioni) è un evento inaspettato e decisamente interessante che permette di ascoltare opinioni diverse e differenti punti di vista. Dopo due giorni di presidio, posso riassumere che il pensiero comune dei visitatori è la “trascuratezza” di una sala così importante all’interno di una Fortezza, un po’ parco e un po’ isola nel bel mezzo di Livorno. Per “trascuratezza” intendo la non sfruttabilità della sala durante l’anno e non nella struttura in se’ che è tenuta discretamente. Dopo questa breve considerazione, la mia domanda/proposta è semplice: prima di tenere quella sala chiusa per buona parte dell’anno, perché non cederla a pittori e fotografi locali per una/due settimane per mostre personali? Non si creerebbe un punto di riferimento per l’arte? Non potrebbe diventare un’oasi artistica nel cuore di Livorno, portando peraltro un po’ di traffico di gente nel quartiere storico de La Venezia e in città? Ho un sogno, lo confesso, vedere la Fortezza Nuova come la Montmartre di Livorno. 

Serata al Fotoclub Collesalvetti FBI.

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Biblioteca Comunale di Collesalvetti (LI), 5 Febbraio 2016

Una bella serata in compagnia del Fotoclub di Collesalvetti, un invito che ho raccolto stra-volentieri per l’amicizia che mi lega ad alcuni soci di questo fotoclub. A causa del crash della scheda grafica del Mac (la seconda in poco più di 4 anni) non ho potuto presentare la proiezione degli ultimi lavori e neanche anticipazioni dei nuovi progetti. Ho optato giocoforza per il format già consolidato all’ Imago Club di Prato “dalle origini a Modiglianìzzati” in cui ripercorro il mio cammino fotografico: dai paesaggi in quasi totale assenza della presenza umana alla folgorazione per la fotografia di scena e per il ritratto fino ad arrivare all’ultimo progetto ispirato ad Amedeo Modigliani. Impossibile dimenticare il saluto finale alla serata degli amici di Collesalvetti con tantissimi squisiti dolci fatti in casa.